Siamo tornati da un viaggio in India e Nepal che è durato quasi 6 mesi, più di 150 giorni. Abbiamo esplorato l’India in lungo e in largo e abbiamo visto e vissuto tantissime situazioni diverse.
Nonostante tutta la nostra esperienza, arrivare a Vijayawada è stato come entrare in un nuovo mondo. Abbiamo potuto vivere l’India in modi che nessun altro modo di viaggiare ti permette.
I giorni che abbiamo passato con i bambini di Mummy&Daddy sono stati l’esperienza più indimenticabile che abbiamo fatto, quella che ci viene sempre in mente quando ci chiedono: “Quale è la cosa più bella che avete fatto in India?”.
Quando siamo atterrati siamo passati dal fresco delle montagne di Kathmandu al caldo torrido dell’Andhra Pradesh, dopo 24 ore di aerei e aeroporti. Eravamo esausti, boccheggianti, e non sapevamo cosa aspettarci. Tutti i preparativi erano avvenuti a distanza, e non avevamo neppure mai incontrato di persona nessuno dei volontari dell’associazione. Ci sentivamo molto disorientati.
Il primo incontro con i bambini è bastato per cancellare tutte le incertezze e i disagi.

Appena ci siamo avventurati fino al cortile, alcuni bambini ci hanno visto. Subito si sono messi a correre per venire a salutarci. Siamo stati travolti da una valanga di bambini entusiasti: strette di mano, abbracci, domande a raffica.
E tante foto! Ogni gruppetto si faceva avanti per avere la nostra attenzione e portarci in giro. E presto ci siamo trovati a spingere altalene, a correre, a giocare, a conoscere i loro amici.
I giorni successivi sono stati intensi e speciali come quel primo giorno. Gli adulti ci portavano a visitare le diverse zone del campus, e abbiamo fatto anche un giretto in città. Ma ad ogni occasione i bambini erano pronti a chiedere le nostre attenzioni, e come si fa a dire di no?
E così la maggior parte delle giornate sono passate a giocare con i bambini e a cercare di farli divertire il più possibile. Tempo ben speso! E basta così poco per farli contenti: seguirli e ascoltare quello che dicono, spingerli sulle altalene, farli correre. A volte ho spinto tre altalene insieme, per non scontentare nessuno.
E ovviamente tante foto. Si mettono in posa, chiedono di fare selfie, o chiedono di fare foto con il tuo cellulare (soprattutto le ragazze). Dopo qualche giorno al campus avrete un cellulare pieno di foto di sorrisi e bambini in tutte le pose.

Ogni bambino ha il suo carattere, e in tanti ti vengono incontro a braccia aperte, letteralmente. Non sempre è facile, perché alcuni sono anche un po’ gelosi e vogliono tutte le tue attenzioni. Se visiterete il campus non avrete mai abbastanza braccia per abbracciare tutti, ma potete fare del vostro meglio.
Vedere tutti quei sorrisi e quelle risate, vedere tanto entusiasmo e tanta gioia in questi bambini, rende ancora più incredibili e strazianti le storie che ci raccontavano su di loro.
Bambini caricati in treno quando hanno 4 o 6 anni e abbandonati. Bambini di 3 anni con cicatrici di tagli e bruciature di sigarette sulle braccia e sul viso. Bambini tolti ai genitori prima che potessero venderli, come avevano fatto con i fratelli e le sorelle prima di loro. E tante altre storie dell’orrore, che non vorresti mai pensare siano vere. Eppure…
Queste storie, e quello che vediamo al campus, aiuta a mettere tante cose in una prospettiva più grande. E’ quello che si dice di solito: viaggiare nei Paesi poveri ti aiuta a capire quanto siamo fortunati. Quando lo senti, e anche quando lo dici, sembrano delle frasi banali e ovvie. Ed è così: sono banali e ovvie, perché sono così vere che si possono solo accettare. Ma ascoltare le parole e accettarle con la testa non è lo stesso che vedere certe cose e sentire questo cambio di prospettiva con tutto il tuo corpo.
Vedi lo sporco, vedi le stanze un po’ trascurate, vedi i bambini mangiare riso tre volte al giorno, e all’improvviso tutti i problemi che hai in Italia sembrano meno gravi.

Pensi che questi bambini sono quelli che si sono salvati. Hanno tre pasti al giorno, vanno a scuola, hanno medicine se stanno male, giocano ogni giorno, e hanno un futuro. Quelli che vedi sono i bambini fortunati dell’India, e fuori, per milioni di bambini, la vita è molto peggio in mille modi diversi.
Siamo ripartiti stanchissimi ma felici, e speriamo di aver portato un pochino di felicità in più per questi bambini, di aver migliorato almeno un pochino le loro vite. Per noi è stata una sorpresa meravigliosa, una esperienza ancora più speciale di quanto speravamo. Quando ripenseremo all’India, i bambini di Mummy&Daddy saranno tra i migliori ricordi che porteremo con noi.
Parlo della nostra esperienza anche nel nostro blog sul nostro viaggio in India.
Carlo Scomparin